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Nuovi segnali di crescita per l’economia scozzese

Secondo i principali responsabili d’acquisto scozzesi, il rallentamento economico registrato nel corso del primo trimestre dell’anno in Scozia starebbe invertendo il proprio corso. La Bank of Scotland ha infatti rilevato che nel corso del mese di aprile si è assistito ad un aumento dei livelli occupazionali e degli affari sviluppati all’interno del Paese, in particolare per quello che riguarda il settore dei servizi, che rappresenta anche il comparto che fornisce la maggiore crescita dal punto di vista occupazionale. Leggermente in calo invece il livello delle produzioni e delle esportazioni, i quali sembrano subire l’attuale situazione della zona Euro, contraddistinta da un livello di crescita molto basso. Il livello all’interno del settore manifatturiero e dei servizi ha raggiunto il livello di 50,7, rispetto al 49,4 registrato nel mese di Marzo, segnando una chiara crescita, favorita dalla presenza di nuove attività, da un aumento del marketing e da una crescente fiducia dei mercati. I tassi di cambio sono invece uno dei principali fattori responsabili del freno delle esportazioni con i partner commerciali. Buone notizie provengono anche dai settori dei servizi alle imprese, dagli operatori di viaggio, dal turismo e dal tempo libero.

I dati relativi alla produzione industriale inglese

Secondo i dati ufficiali rilasciati, la produzione industriale all’interno del Regno Unito nel mese di dicembre 2014 ha subito un calo dello 0,2%, in parte dovuto ai lavori di manutenzione effettuati sui giacimenti di petrolio e gas presenti nel Mare del Nord. Nonostante il dato negativo, è stato registrato che lo stesso settore, se paragonato all’anno precedente, è aumentato dell’1,7% e anche il mese di gennaio 2015 ha segnato una piccola crescita pari allo 0,1%, sfatando i pronostici degli economisti che prevedevano un ulteriore calo dello 0,1%. Secondo l’ufficio per le statistiche inglese (ONS), il settore della produzione legato a miniere e cave è stato uno di quelli colpiti più duramente, perdendo l’1,4% su base mensile, a cui hanno principalmente contribuito l’estrazione di petrolio e gas per gli interventi effettuati nel Mare del Nord nell’area di Huttington, i quali era stato previsto fossero terminati nel mese di novembre e in seguito prolungati sino alla fine dell’anno. Sempre secondo l’ONS anche gli effetti della sensibile diminuzione del prezzo del petrolio non si sono ancora manifestati sui dati relativi alla produzione ma, come sostenuto dal Dipartimento per l’Energia e il cambiamento climatico, sarà possibile verificarne gli effetti nel primo trimestre del 2015. A determinare il complessivo aumento del settore e a bilanciare i dati negativi ha principalmente contribuito la produzione manifatturiera, in particolare per quanto riguarda prodotti informatici, e la fabbricazione di apparecchiature aerospaziali e dei prodotti alimentari.

Le conseguenze della caduta del rublo sulla spesa del turismo russo in UK

Gli alberghi e gli esercizi commerciali del Regno Unito hanno visto calare drasticamente le proprie entrate in seguito alla svalutazione del Rublo nella misura del 28%. Secondo gli esperti analisti che hanno preso in esame il fenomeno, la caduta del Rublo è un chiaro segnale della diminuzione della capacità dei ricchi russi di viaggiare e spendere: una caduta pari al 50% della moneta nazionale significa infatti spendere in territorio straniero il doppio rispetto che in precedenza. La perdita per il territorio inglese è stata in parte colmata dalla crescente presenza di turismo proveniente da Hong Kong, aumentato del 9% rispetto all’anno precedente. Si tratta comunque di una perdita considerevole, tenuto conto del fatto che i russi rappresentavano una delle principali entrate legate al turismo tra tutti i territori extracomunitari, mentre ora si collocano ben oltre la top ten. Nonostante il fatto che i visitatori extra Unione Europea abbiano la possibilità di richiedere, per ogni importo superiore alle 30 Sterline, il rimborso dell’IVA semplicemente compilando un modulo, tra il 2013 e il 2014 la spesa complessiva è diminuita del 3%, anche se nel mese di dicembre si è registrata una crescita record dell’11%. Anche il turismo cinese, nello stesso mese di dicembre, è cresciuto del 20%, motivo per cui c’è la possibilità di evitare la tassa di lusso anche per loro, i quali rappresentano una risorsa molto importante per il Paese. Il Regno Unito rimane quindi un territorio molto interessante per clienti di ogni tipo e VisitBritain, ente incaricato della promozione turistica del Paese, prevede che avverrà un recupero pari al 4.5% della spesa, corrispondenti a circa 22.2 miliardi di sterline. Anche il rafforzamento della sterlina potrebbe frenare la crescita del Paese ma le agevolazioni nell’accesso per i ricchi visitatori cinesi dovrebbe mantener la situazione generale sostanzialmente inalterata.

Le previsioni economiche per il mercato statunitense nel 2015

Nel corso degli ultimi tre anni si è assistito a notevoli guadagni legati all’US Equities. Secondo le analisi effettuate dagli analisti di Wall Street, per il 2015 è prevista un’ulteriore crescita per l’attuale mercato. Gli strateghi di Equity hanno previsto di vedere l’S&P 500 salire dell’8% lungo tutto il 2015, portando il punto di riferimento oltre 2.200. Questo rappresenterebbe anche una triplice origine dal basso, a cui si è assistito l’ultima volta nel 2009 con l’inizio della corrente bull run. Nonostante tutte le previsioni positive però, gli analisti e gli investitori prestano ancora molta attenzione al fatto che il mercato dovrà pagare un prezzo per una robusta ripresa dell’economia statunitense, la quale, proprio per questo motivo, continua ad essere molto vulnerabile a possibili venti contrari di livello globale oltre che ad un eventuale slittamento dei prezzi delle materie prime che potrebbe verificarsi nei prossimi mesi. Gli investitori hanno infatti assistito al rimbalzo avvenuto nei mercati mondiali dopo il crollo del prezzo del petrolio che ha portato un ribasso dell’1,8% per l’S&P 500, minimo valore negli ultimi cinque anni e mezzo.

La grave svalutazione della moneta giapponese

Negli ultimi mesi la moneta giapponese, lo Yen, ha subito un forte declino e, secondo gli analisti, questa fase è destinata a durare ancora a lungo termine. L’opposizione giapponese ha accusato il Primo Ministro, Shinzo Abe, di essere il principale fautore di questo declino con una gestione scellerata del suo governo e del proprio incarico. Molti investitori nel mercato si aspettavano un rafforzamento della moneta in seguito all’annuncio di elezioni anticipate e i membri del governo hanno concentrato i propri sforzi nel contrastare l’impressione che il valore della moneta stesse andando fuori controllo. La maggioranza ritiene però molto difficile che si possa assistere ad un radicale rovesciamento, dato che l’andamento dello Yen negli ultimi due anni ha perso terreno rispetto a tutte le principali controparti, come ad esempio il Rublo russo e il Pesos argentino. Dei cinquanta specialisti interrogati in materia, solamente nove si aspettano entro la fine del 2015 un rafforzamento dello Yen rispetto ai livelli attuali nei confronti del Dollaro Americano. Secondo Yunosuke Ikeda, responsabile di ricerca di FX a Nomura Securities, l’andamento del Dollaro nei confronti dello Yen è andato ben oltre i livelli sostenuti dai fondamentali.

Il livello di inflazione in Inghilterra al minimo storico negli ultimi 10 anni

La caduta del prezzo del petrolio e dei prodotti alimentari ha portato il livello di inflazione in Inghilterra al suo minimo storico per quanto riguarda i valori degli ultimi dieci anni. Questa diminuzione ha favorito un innalzamento per quanto riguarda la capacità di spesa delle famiglie, le quali stanno ancora uscendo da un lungo periodo caratterizzato da salari sempre stagnanti. Nel frattempo il prezzo del petrolio continua a scendere incessantemente e gli analisti hanno ipotizzato che nei prossimi mesi questa discesa non si arresterà, raggiungendo un livello più basso del 2%, obiettivo fissato dalla Banca d’Inghilterra, per un periodo di tempo prolungato. Il prezzo relativo al Brent ha fatto segnare il livello minore mai registrato dal 2009, sotto i 60 dollari al barile. Anche il Governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha commentato gli accadimenti, sottolineando che la caduta del 40% del prezzo del petrolio da giugno rappresenti un’ottima notizia per il territorio inglese. Le conseguenze immediate riguarderanno l’aumento del flusso economico per i consumatori, un incremento del reddito reale disponibile e conseguentemente una crescita del netto positivo per tutta l’economia del Regno Unito.

Il crollo del mercato del petrolio internazionale

La diminuzione di 2 dollari sul prezzo del barile di petrolio registrata in questi ultimi giorni nel mercato asiatico ha portato le economie mondiali di settore all’ennesimo crollo, proseguendo la lunga scia negativa che si protrae ormai dal 2008, anno in cui è iniziata la grave crisi finanziaria. Il Brent, petrolio grezzo di riferimento a livello mondiale, è in continua caduta da ormai cinque mesi e ha raggiunto il livello di 70 dollari al barile, mentre il Wti, il benchmark nel prezzo del petrolio sul mercato dei futures del NYMEX, ha raggiunto quota 66 dollari. Il crollo di tutte le borse dei Paesi del Golfo è la naturale conseguenza dell’annuncio fatto dall’OPEC giovedì scorso, con il quale ha deciso di non tagliare la propria produzione mantenendo il suo tetto massimo inalterato. I principali Paesi produttori di petrolio hanno fatto registrare notevoli cali: ad esempio Riyadh perde il 4,8%, Dubai il 4,7%, Abu Dhabi il 2,6%, la piazza dell’Oman il 6,2% e quella del Qatar il 4,3%. Anche il principale gruppo mondiale energetico, Exxon, ha fatto registrare una perdita alla Borsa di New York pari a 16,8 miliardi di dollari. Questo crollo potrebbe avere delle ripercussioni molto serie anche per la Russia: circa la metà delle entrate iscritte a bilancio provengono infatti dal petrolio e dal gas, la cui domanda interna è valutata in circa due trilioni di dollari, l’eccesso di domanda rischia quindi di portare la superpotenza mondiale verso un periodo di recessione. Questa ipotesi spaventa anche il premier russo Vladimir Putin, il quale vorrebbe proporre un taglio delle proprie estrazioni di circa 15 milioni di tonnellate l’anno in cambio di un taglio pari a 70 milioni degli altri produttori dell’organizzazione.

Singapore: la città migliore per gli affari

Secondo una recente ricerca condotta da EIU – The Economist Intelligence Unit, il luogo migliore in tutto il mondo in cui avviare i propri business risulta Singapore, la città-stato situata all’estrema punta meridionale della penisola malese. Già da tempo la città è conosciuta per la propria cultura del business, caratterizzata da un’economia efficace ed aperta, che negli ultimi sette anni l’hanno posta ai vertici delle classifiche economiche mondiali, di cui solo quest’anno ha però raggiunto la prima posizione. Per stilare le classifiche sono stati presi in esame 188 Paesi provenienti da ogni parte del mondo e sono stati valutati alcuni fattori determinanti: la capacità di attrazione del contesto economico, il clima politico, l’apertura agli investimenti stranieri, le tasse, il mercato del lavoro e quello delle infrastrutture. Le prime cinque posizioni sono state assegnate rispettivamente a Singapore, Svizzera, Australia, Hong Kong e Svezia. I Paesi del Nord Europa la fanno da padrone mentre le grandi superpotenze ricoprono posizioni minori all’interno della classifica: la Cina ad esempio si colloca al 50esimo posto, la Russia al 64esimo, il Brasile al 47esimo e l’India al 48esimo.

La conseguenza della vittoria repubblicana nel medio termine

In seguito alla vittoria Repubblicana nelle elezioni di medio termine americane, Tom Elliot, uno dei principali analisti finanziari di tutto il mondo, ha spiegato che questo avvenimento può dimostrarsi uno stimolo molto importante per spingere gli investitori ad acquistare azioni all’interno degli Stati Uniti. L’entrata dei repubblicani all’interno del Senato potrebbe essere uno dei fattori chiave per contribuire ad alleggerire il problema della debolezza di liquidità nei mercati finanziari, in particolare per ciò che riguarda le aziende attive nel settore energetico, le quali potrebbero ottenere ulteriori permessi per nuove attività, con l’acquisizione di fondamentali licenze d’esportazione. L’aumento dei titoli azionari, conseguente alle elezioni di medio termine, rischia di modificare la spinta che accade solitamente all’interno di Wall Street tra Novembre e Aprile. Anche il resto del mondo potrebbe vedere gli effetti di questo cambiamento, i quali potrebbero essere di notevole aiuto ai mercati azionari globali.