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Le previsioni economiche per il mercato statunitense nel 2015

Nel corso degli ultimi tre anni si è assistito a notevoli guadagni legati all’US Equities. Secondo le analisi effettuate dagli analisti di Wall Street, per il 2015 è prevista un’ulteriore crescita per l’attuale mercato. Gli strateghi di Equity hanno previsto di vedere l’S&P 500 salire dell’8% lungo tutto il 2015, portando il punto di riferimento oltre 2.200. Questo rappresenterebbe anche una triplice origine dal basso, a cui si è assistito l’ultima volta nel 2009 con l’inizio della corrente bull run. Nonostante tutte le previsioni positive però, gli analisti e gli investitori prestano ancora molta attenzione al fatto che il mercato dovrà pagare un prezzo per una robusta ripresa dell’economia statunitense, la quale, proprio per questo motivo, continua ad essere molto vulnerabile a possibili venti contrari di livello globale oltre che ad un eventuale slittamento dei prezzi delle materie prime che potrebbe verificarsi nei prossimi mesi. Gli investitori hanno infatti assistito al rimbalzo avvenuto nei mercati mondiali dopo il crollo del prezzo del petrolio che ha portato un ribasso dell’1,8% per l’S&P 500, minimo valore negli ultimi cinque anni e mezzo.

La grave svalutazione della moneta giapponese

Negli ultimi mesi la moneta giapponese, lo Yen, ha subito un forte declino e, secondo gli analisti, questa fase è destinata a durare ancora a lungo termine. L’opposizione giapponese ha accusato il Primo Ministro, Shinzo Abe, di essere il principale fautore di questo declino con una gestione scellerata del suo governo e del proprio incarico. Molti investitori nel mercato si aspettavano un rafforzamento della moneta in seguito all’annuncio di elezioni anticipate e i membri del governo hanno concentrato i propri sforzi nel contrastare l’impressione che il valore della moneta stesse andando fuori controllo. La maggioranza ritiene però molto difficile che si possa assistere ad un radicale rovesciamento, dato che l’andamento dello Yen negli ultimi due anni ha perso terreno rispetto a tutte le principali controparti, come ad esempio il Rublo russo e il Pesos argentino. Dei cinquanta specialisti interrogati in materia, solamente nove si aspettano entro la fine del 2015 un rafforzamento dello Yen rispetto ai livelli attuali nei confronti del Dollaro Americano. Secondo Yunosuke Ikeda, responsabile di ricerca di FX a Nomura Securities, l’andamento del Dollaro nei confronti dello Yen è andato ben oltre i livelli sostenuti dai fondamentali.

Il crollo del mercato del petrolio internazionale

La diminuzione di 2 dollari sul prezzo del barile di petrolio registrata in questi ultimi giorni nel mercato asiatico ha portato le economie mondiali di settore all’ennesimo crollo, proseguendo la lunga scia negativa che si protrae ormai dal 2008, anno in cui è iniziata la grave crisi finanziaria. Il Brent, petrolio grezzo di riferimento a livello mondiale, è in continua caduta da ormai cinque mesi e ha raggiunto il livello di 70 dollari al barile, mentre il Wti, il benchmark nel prezzo del petrolio sul mercato dei futures del NYMEX, ha raggiunto quota 66 dollari. Il crollo di tutte le borse dei Paesi del Golfo è la naturale conseguenza dell’annuncio fatto dall’OPEC giovedì scorso, con il quale ha deciso di non tagliare la propria produzione mantenendo il suo tetto massimo inalterato. I principali Paesi produttori di petrolio hanno fatto registrare notevoli cali: ad esempio Riyadh perde il 4,8%, Dubai il 4,7%, Abu Dhabi il 2,6%, la piazza dell’Oman il 6,2% e quella del Qatar il 4,3%. Anche il principale gruppo mondiale energetico, Exxon, ha fatto registrare una perdita alla Borsa di New York pari a 16,8 miliardi di dollari. Questo crollo potrebbe avere delle ripercussioni molto serie anche per la Russia: circa la metà delle entrate iscritte a bilancio provengono infatti dal petrolio e dal gas, la cui domanda interna è valutata in circa due trilioni di dollari, l’eccesso di domanda rischia quindi di portare la superpotenza mondiale verso un periodo di recessione. Questa ipotesi spaventa anche il premier russo Vladimir Putin, il quale vorrebbe proporre un taglio delle proprie estrazioni di circa 15 milioni di tonnellate l’anno in cambio di un taglio pari a 70 milioni degli altri produttori dell’organizzazione.

Singapore: la città migliore per gli affari

Secondo una recente ricerca condotta da EIU – The Economist Intelligence Unit, il luogo migliore in tutto il mondo in cui avviare i propri business risulta Singapore, la città-stato situata all’estrema punta meridionale della penisola malese. Già da tempo la città è conosciuta per la propria cultura del business, caratterizzata da un’economia efficace ed aperta, che negli ultimi sette anni l’hanno posta ai vertici delle classifiche economiche mondiali, di cui solo quest’anno ha però raggiunto la prima posizione. Per stilare le classifiche sono stati presi in esame 188 Paesi provenienti da ogni parte del mondo e sono stati valutati alcuni fattori determinanti: la capacità di attrazione del contesto economico, il clima politico, l’apertura agli investimenti stranieri, le tasse, il mercato del lavoro e quello delle infrastrutture. Le prime cinque posizioni sono state assegnate rispettivamente a Singapore, Svizzera, Australia, Hong Kong e Svezia. I Paesi del Nord Europa la fanno da padrone mentre le grandi superpotenze ricoprono posizioni minori all’interno della classifica: la Cina ad esempio si colloca al 50esimo posto, la Russia al 64esimo, il Brasile al 47esimo e l’India al 48esimo.

La conseguenza della vittoria repubblicana nel medio termine

In seguito alla vittoria Repubblicana nelle elezioni di medio termine americane, Tom Elliot, uno dei principali analisti finanziari di tutto il mondo, ha spiegato che questo avvenimento può dimostrarsi uno stimolo molto importante per spingere gli investitori ad acquistare azioni all’interno degli Stati Uniti. L’entrata dei repubblicani all’interno del Senato potrebbe essere uno dei fattori chiave per contribuire ad alleggerire il problema della debolezza di liquidità nei mercati finanziari, in particolare per ciò che riguarda le aziende attive nel settore energetico, le quali potrebbero ottenere ulteriori permessi per nuove attività, con l’acquisizione di fondamentali licenze d’esportazione. L’aumento dei titoli azionari, conseguente alle elezioni di medio termine, rischia di modificare la spinta che accade solitamente all’interno di Wall Street tra Novembre e Aprile. Anche il resto del mondo potrebbe vedere gli effetti di questo cambiamento, i quali potrebbero essere di notevole aiuto ai mercati azionari globali.