Il livello di inflazione in Inghilterra al minimo storico negli ultimi 10 anni

La caduta del prezzo del petrolio e dei prodotti alimentari ha portato il livello di inflazione in Inghilterra al suo minimo storico per quanto riguarda i valori degli ultimi dieci anni. Questa diminuzione ha favorito un innalzamento per quanto riguarda la capacità di spesa delle famiglie, le quali stanno ancora uscendo da un lungo periodo caratterizzato da salari sempre stagnanti. Nel frattempo il prezzo del petrolio continua a scendere incessantemente e gli analisti hanno ipotizzato che nei prossimi mesi questa discesa non si arresterà, raggiungendo un livello più basso del 2%, obiettivo fissato dalla Banca d’Inghilterra, per un periodo di tempo prolungato. Il prezzo relativo al Brent ha fatto segnare il livello minore mai registrato dal 2009, sotto i 60 dollari al barile. Anche il Governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha commentato gli accadimenti, sottolineando che la caduta del 40% del prezzo del petrolio da giugno rappresenti un’ottima notizia per il territorio inglese. Le conseguenze immediate riguarderanno l’aumento del flusso economico per i consumatori, un incremento del reddito reale disponibile e conseguentemente una crescita del netto positivo per tutta l’economia del Regno Unito.

Il crollo del mercato del petrolio internazionale

La diminuzione di 2 dollari sul prezzo del barile di petrolio registrata in questi ultimi giorni nel mercato asiatico ha portato le economie mondiali di settore all’ennesimo crollo, proseguendo la lunga scia negativa che si protrae ormai dal 2008, anno in cui è iniziata la grave crisi finanziaria. Il Brent, petrolio grezzo di riferimento a livello mondiale, è in continua caduta da ormai cinque mesi e ha raggiunto il livello di 70 dollari al barile, mentre il Wti, il benchmark nel prezzo del petrolio sul mercato dei futures del NYMEX, ha raggiunto quota 66 dollari. Il crollo di tutte le borse dei Paesi del Golfo è la naturale conseguenza dell’annuncio fatto dall’OPEC giovedì scorso, con il quale ha deciso di non tagliare la propria produzione mantenendo il suo tetto massimo inalterato. I principali Paesi produttori di petrolio hanno fatto registrare notevoli cali: ad esempio Riyadh perde il 4,8%, Dubai il 4,7%, Abu Dhabi il 2,6%, la piazza dell’Oman il 6,2% e quella del Qatar il 4,3%. Anche il principale gruppo mondiale energetico, Exxon, ha fatto registrare una perdita alla Borsa di New York pari a 16,8 miliardi di dollari. Questo crollo potrebbe avere delle ripercussioni molto serie anche per la Russia: circa la metà delle entrate iscritte a bilancio provengono infatti dal petrolio e dal gas, la cui domanda interna è valutata in circa due trilioni di dollari, l’eccesso di domanda rischia quindi di portare la superpotenza mondiale verso un periodo di recessione. Questa ipotesi spaventa anche il premier russo Vladimir Putin, il quale vorrebbe proporre un taglio delle proprie estrazioni di circa 15 milioni di tonnellate l’anno in cambio di un taglio pari a 70 milioni degli altri produttori dell’organizzazione.

Singapore: la città migliore per gli affari

Secondo una recente ricerca condotta da EIU – The Economist Intelligence Unit, il luogo migliore in tutto il mondo in cui avviare i propri business risulta Singapore, la città-stato situata all’estrema punta meridionale della penisola malese. Già da tempo la città è conosciuta per la propria cultura del business, caratterizzata da un’economia efficace ed aperta, che negli ultimi sette anni l’hanno posta ai vertici delle classifiche economiche mondiali, di cui solo quest’anno ha però raggiunto la prima posizione. Per stilare le classifiche sono stati presi in esame 188 Paesi provenienti da ogni parte del mondo e sono stati valutati alcuni fattori determinanti: la capacità di attrazione del contesto economico, il clima politico, l’apertura agli investimenti stranieri, le tasse, il mercato del lavoro e quello delle infrastrutture. Le prime cinque posizioni sono state assegnate rispettivamente a Singapore, Svizzera, Australia, Hong Kong e Svezia. I Paesi del Nord Europa la fanno da padrone mentre le grandi superpotenze ricoprono posizioni minori all’interno della classifica: la Cina ad esempio si colloca al 50esimo posto, la Russia al 64esimo, il Brasile al 47esimo e l’India al 48esimo.

La conseguenza della vittoria repubblicana nel medio termine

In seguito alla vittoria Repubblicana nelle elezioni di medio termine americane, Tom Elliot, uno dei principali analisti finanziari di tutto il mondo, ha spiegato che questo avvenimento può dimostrarsi uno stimolo molto importante per spingere gli investitori ad acquistare azioni all’interno degli Stati Uniti. L’entrata dei repubblicani all’interno del Senato potrebbe essere uno dei fattori chiave per contribuire ad alleggerire il problema della debolezza di liquidità nei mercati finanziari, in particolare per ciò che riguarda le aziende attive nel settore energetico, le quali potrebbero ottenere ulteriori permessi per nuove attività, con l’acquisizione di fondamentali licenze d’esportazione. L’aumento dei titoli azionari, conseguente alle elezioni di medio termine, rischia di modificare la spinta che accade solitamente all’interno di Wall Street tra Novembre e Aprile. Anche il resto del mondo potrebbe vedere gli effetti di questo cambiamento, i quali potrebbero essere di notevole aiuto ai mercati azionari globali.