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Banca Svizzera: gli interventi dettati dall’attuale situazione in Grecia

In una recente dichiarazione, il Presidente della Banca Nazionale svizzera Thomas Jordan ha esposto gli interventi effettuati dalla Banca Centrale per porre un freno al Franco, in continua crescita in seguito all’istituzione di un referendum relativo alle condizioni di salvataggio della Grecia indetto dal Primo Ministro Alexis Tsipras. Nel corso della conferenza tenutasi a Berna, alla quale hanno partecipato alcuni dei più alti dirigenti svizzeri, Jordan ha esposto l’attuale situazione, caratterizzata da una sempre crescente domanda di Franchi, la quale ha portato l’Euro sotto pressione di vendita, costringendo la Banca Nazionale a intervenire nel mercato. La decisione di istituire una votazione pubblica da parte di Tsipras per l’adesione della Grecia all’Euro Zona ha avuto infatti ripercussioni anche in territorio svizzero, portando l’economia nazionale verso una fase di recessione. Il Franco, nel corso degli ultimi mesi, è salito dello 0,4%, arrivando a un valore di 1,0386 nei confronti dell’Euro, dopo un ulteriore aumento dell’1,1% registrato in precedenza; nel complesso, dopo il 31 dicembre 2014, il Franco è lievitato del 16% nei confronti dell’Euro ma secondo Jordan la situazione dovrebbe stabilizzarsi dopo questo ennesimo sviluppo e i mercati al momento osservano con attenzione le conseguenze del referendum e la reale situazione greca, ricercando le diverse opzioni per i negoziati.

Nuovi segnali di crescita per l’economia scozzese

Secondo i principali responsabili d’acquisto scozzesi, il rallentamento economico registrato nel corso del primo trimestre dell’anno in Scozia starebbe invertendo il proprio corso. La Bank of Scotland ha infatti rilevato che nel corso del mese di aprile si è assistito ad un aumento dei livelli occupazionali e degli affari sviluppati all’interno del Paese, in particolare per quello che riguarda il settore dei servizi, che rappresenta anche il comparto che fornisce la maggiore crescita dal punto di vista occupazionale. Leggermente in calo invece il livello delle produzioni e delle esportazioni, i quali sembrano subire l’attuale situazione della zona Euro, contraddistinta da un livello di crescita molto basso. Il livello all’interno del settore manifatturiero e dei servizi ha raggiunto il livello di 50,7, rispetto al 49,4 registrato nel mese di Marzo, segnando una chiara crescita, favorita dalla presenza di nuove attività, da un aumento del marketing e da una crescente fiducia dei mercati. I tassi di cambio sono invece uno dei principali fattori responsabili del freno delle esportazioni con i partner commerciali. Buone notizie provengono anche dai settori dei servizi alle imprese, dagli operatori di viaggio, dal turismo e dal tempo libero.

In vigore le nuove regole pensionistiche nel Regno Unito

Il 6 aprile 2015 sono state introdotte le nuove normative pensionistiche all’interno del Regno Unito, le quali consentiranno ai risparmiatori un maggiore controllo delle loro finanze. Si tratta di un radicale cambiamento per tutto il sistema pensionistico inglese, promosso dal Governo di coalizione, che concederà ai cittadini diverse opzioni relative al modo in cui utilizzare i propri fondi risparmiati. In precedenza era possibile incassare fino ad un quarto delle somme depositate completamente esentasse, e da qui si aprivano due ulteriori opzioni: reinvestire le somme e garantirsi un “reddito personalizzato” oppure acquistare una rendita fissa regolare all’interno delle pensioni. Con l’introduzione delle nuove regole invece i risparmiatori hanno la possibilità di fare ciò che vogliono del 100% della loro pensione, però anche in questo caso solamente il 25% del totale viene considerato completamente esentasse. Secondo gli esperti di settore queste nuove norme rappresentano un motivo di preoccupazione per quanto riguarda le applicazioni pratiche e anche le aziende si sono dichiarate non ancora pronte a permettere alle persone di incassare le proprie pensioni, con conseguente aumento dei rischi e dei costi per i sistemi interi.

La situazione economica britannica nei primi mesi dell’anno

Nonostante il settore dei servizi in Gran Bretagna abbia subito un piccolo calo nel mese di febbraio, l’economia britannica sembra ripartita: lo dimostrano le continue assunzioni effettuate dalle imprese locali, che collocano il territorio al secondo posto in Europa, l’aumento dei salari per i lavoratori e delle richieste di lavori ricevute dalle aziende. L’indice Mark it/CIPS UK Services Purchasing Managers Index (PMI) è però scivolato più di quanto previsto, raggiungendo il livello di 56,7, dopo quello di 57,2 registrato in gennaio. Come sostenuto da Mark it però i salari, questione fondamentale per la Banca d’Inghilterra per stabilire l’aumento dei tassi di interesse, sono uno dei “driver primari” dietro all’aumento dei costi di settore. Tutto ciò ha comunque portato a una crescita economica pari allo 0,6% nei primi tre mesi del 2015, aumentata rispetto allo 0,5% registrato sul finire dell’anno precedente. I buoni risultati raggiunti sono stati molto apprezzati dal primo ministro inglese David Cameron, per il quale la ripresa economica della Gran Bretagna potrebbe significare una nuova rielezione in occasione delle elezioni nazionali previste per il 7 maggio prossimo, in un momento cruciale in cui Cameron e il principale partito d’opposizione si trovano testa a testa. L’indice di impiego all’interno delle PMI inglesi nel mese di Febbraio è salito a 57,3, raggiungendo il secondo livello più alto registrato negli ultimi 19 anni e superato solamente dal picco di giugno. Gli ultimi dati ufficiali del mercato del lavoro hanno mostrato che la crescita delle retribuzioni nel mese di dicembre ha permesso di segnare il più alto margine di diminuzione dei tassi d’inflazione dall’inizio della crisi finanziaria, che ha colpito in particolare il territorio europeo. L’indagine relativa al settore dei servizi ha inoltre permesso di creare un sostanziale aumento della fiducia per la situazione dei prossimi 12 mesi.

Il Giappone esce dalla fase di recessione

Nel corso del quarto trimestre del 2014 l’economia giapponese è riuscita a porre fine al periodo di recessione che da tempo affliggeva il Paese, anche se ad un ritmo più cauto rispetto a quanto previsto dagli analisti. Nonostante questo dato, l’economia nazionale, sotto la guida del primo ministro Shinzo Abe, nello stesso periodo ha fatto registrare una crescita del 2,2%, mentre quella trimestrale su base annua è cresciuta solamente dello 0,6% contro lo 0,9% pronosticato dagli economisti.

Analizzando i dati quindi, è possibile dire che l’economia del Giappone è sostanzialmente di nuovo in buono stato dopo la recessione tecnica dello scorso anno, anche se la domanda interna rimane comunque modesta e sembra sempre più difficile l’obiettivo posto dalla Banca del Giappone di concludere la deflazione in modo permanente. I fattori che hanno principalmente trainato la crescita sono stati i consumi privati, aumentati dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e che hanno contribuito nella misura dello 0,2% alla crescita totale, e le esportazioni, che sono aumentate del 2,7%, trainate dal progressivo indebolimento dello Yen. Il buon rialzo delle esportazioni è stato però controbilanciato da un aumento dell’1,3% delle importazioni, portando ad una crescita totale dello 0,2%.

Attualmente il governo giapponese sta affrontando una fase di stimolo senza precedenti, denominata “Abenomics” dal nome del primo ministro del Paese, che si pone come obiettivo il rilancio economico di tutto il territorio dopo oltre due decenni di sostanziale malessere. Questa crescita ha però subito un freno dopo la decisione dello stesso primo ministro di aumentare le imposte di consumo dal 5% all’8% nell’aprile del 2014 per tentare di affrontare e diminuire gli enormi deficit di bilancio del Giappone. Oltre alla riduzione dell’economia nel secondo e terzo trimestre del 2014, sempre nel secondo trimestre è stato registrato anche un calo del consumo privato del 5%, non ancora completamente recuperato.

I dati relativi alla produzione industriale inglese

Secondo i dati ufficiali rilasciati, la produzione industriale all’interno del Regno Unito nel mese di dicembre 2014 ha subito un calo dello 0,2%, in parte dovuto ai lavori di manutenzione effettuati sui giacimenti di petrolio e gas presenti nel Mare del Nord. Nonostante il dato negativo, è stato registrato che lo stesso settore, se paragonato all’anno precedente, è aumentato dell’1,7% e anche il mese di gennaio 2015 ha segnato una piccola crescita pari allo 0,1%, sfatando i pronostici degli economisti che prevedevano un ulteriore calo dello 0,1%. Secondo l’ufficio per le statistiche inglese (ONS), il settore della produzione legato a miniere e cave è stato uno di quelli colpiti più duramente, perdendo l’1,4% su base mensile, a cui hanno principalmente contribuito l’estrazione di petrolio e gas per gli interventi effettuati nel Mare del Nord nell’area di Huttington, i quali era stato previsto fossero terminati nel mese di novembre e in seguito prolungati sino alla fine dell’anno. Sempre secondo l’ONS anche gli effetti della sensibile diminuzione del prezzo del petrolio non si sono ancora manifestati sui dati relativi alla produzione ma, come sostenuto dal Dipartimento per l’Energia e il cambiamento climatico, sarà possibile verificarne gli effetti nel primo trimestre del 2015. A determinare il complessivo aumento del settore e a bilanciare i dati negativi ha principalmente contribuito la produzione manifatturiera, in particolare per quanto riguarda prodotti informatici, e la fabbricazione di apparecchiature aerospaziali e dei prodotti alimentari.

Le conseguenze della caduta del rublo sulla spesa del turismo russo in UK

Gli alberghi e gli esercizi commerciali del Regno Unito hanno visto calare drasticamente le proprie entrate in seguito alla svalutazione del Rublo nella misura del 28%. Secondo gli esperti analisti che hanno preso in esame il fenomeno, la caduta del Rublo è un chiaro segnale della diminuzione della capacità dei ricchi russi di viaggiare e spendere: una caduta pari al 50% della moneta nazionale significa infatti spendere in territorio straniero il doppio rispetto che in precedenza. La perdita per il territorio inglese è stata in parte colmata dalla crescente presenza di turismo proveniente da Hong Kong, aumentato del 9% rispetto all’anno precedente. Si tratta comunque di una perdita considerevole, tenuto conto del fatto che i russi rappresentavano una delle principali entrate legate al turismo tra tutti i territori extracomunitari, mentre ora si collocano ben oltre la top ten. Nonostante il fatto che i visitatori extra Unione Europea abbiano la possibilità di richiedere, per ogni importo superiore alle 30 Sterline, il rimborso dell’IVA semplicemente compilando un modulo, tra il 2013 e il 2014 la spesa complessiva è diminuita del 3%, anche se nel mese di dicembre si è registrata una crescita record dell’11%. Anche il turismo cinese, nello stesso mese di dicembre, è cresciuto del 20%, motivo per cui c’è la possibilità di evitare la tassa di lusso anche per loro, i quali rappresentano una risorsa molto importante per il Paese. Il Regno Unito rimane quindi un territorio molto interessante per clienti di ogni tipo e VisitBritain, ente incaricato della promozione turistica del Paese, prevede che avverrà un recupero pari al 4.5% della spesa, corrispondenti a circa 22.2 miliardi di sterline. Anche il rafforzamento della sterlina potrebbe frenare la crescita del Paese ma le agevolazioni nell’accesso per i ricchi visitatori cinesi dovrebbe mantener la situazione generale sostanzialmente inalterata.

Crescita complessiva mondiale secondo una ricerca effettuata dall’OCSE

Secondo i dati forniti dall’OCSE – l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, si starebbe assistendo a una lieve ripresa economica complessiva e, anche per quanto riguarda la zona Euro, la situazione dovrebbe rimanere stabile almeno per il prossimo mese. Nonostante questo dato generale positivo, si è registrata per la Germania, la maggiore economia presente nell’Eurozona, una perdita del proprio potere trainante, anche se per il momento l’intera area non ne sta risentendo. Dall’analisi effettuata su 33 Paesi risulta che l’indice tedesco sia diminuito passando da un livello di 99,6 a quello di 99,5, così come l’Italia che è passata da 101,1 a 101,0. Solamente la Francia, seconda potenza all’interno della zona Euro, ha fatto segnare un dato positivo, con una crescita da 100,2 a 100,3. Complessivamente il livello è rimasto però invariato ad un valore di 100,6. A livello mondiale invece hanno fatto registrare un dato positivo solamente la Cina, incrementando da 99,2 a 99,3, e l’India, che ha fatto registrare il miglioramento maggiore tra tutti i Paesi analizzati, crescendo da 99,3 a 99,5. Invariati i valori di Stati Uniti e Giappone che rimangono rispettivamente a 100,4 e 99,8, mentre perde un punto la Gran Bretagna da 100,4 a 100,3. Al termine della classifica si colloca infine la Russia facendo segnare una diminuzione significativa, dal 100,2 iniziale all’attuale 99,8.

Le previsioni economiche per il mercato statunitense nel 2015

Nel corso degli ultimi tre anni si è assistito a notevoli guadagni legati all’US Equities. Secondo le analisi effettuate dagli analisti di Wall Street, per il 2015 è prevista un’ulteriore crescita per l’attuale mercato. Gli strateghi di Equity hanno previsto di vedere l’S&P 500 salire dell’8% lungo tutto il 2015, portando il punto di riferimento oltre 2.200. Questo rappresenterebbe anche una triplice origine dal basso, a cui si è assistito l’ultima volta nel 2009 con l’inizio della corrente bull run. Nonostante tutte le previsioni positive però, gli analisti e gli investitori prestano ancora molta attenzione al fatto che il mercato dovrà pagare un prezzo per una robusta ripresa dell’economia statunitense, la quale, proprio per questo motivo, continua ad essere molto vulnerabile a possibili venti contrari di livello globale oltre che ad un eventuale slittamento dei prezzi delle materie prime che potrebbe verificarsi nei prossimi mesi. Gli investitori hanno infatti assistito al rimbalzo avvenuto nei mercati mondiali dopo il crollo del prezzo del petrolio che ha portato un ribasso dell’1,8% per l’S&P 500, minimo valore negli ultimi cinque anni e mezzo.

La grave svalutazione della moneta giapponese

Negli ultimi mesi la moneta giapponese, lo Yen, ha subito un forte declino e, secondo gli analisti, questa fase è destinata a durare ancora a lungo termine. L’opposizione giapponese ha accusato il Primo Ministro, Shinzo Abe, di essere il principale fautore di questo declino con una gestione scellerata del suo governo e del proprio incarico. Molti investitori nel mercato si aspettavano un rafforzamento della moneta in seguito all’annuncio di elezioni anticipate e i membri del governo hanno concentrato i propri sforzi nel contrastare l’impressione che il valore della moneta stesse andando fuori controllo. La maggioranza ritiene però molto difficile che si possa assistere ad un radicale rovesciamento, dato che l’andamento dello Yen negli ultimi due anni ha perso terreno rispetto a tutte le principali controparti, come ad esempio il Rublo russo e il Pesos argentino. Dei cinquanta specialisti interrogati in materia, solamente nove si aspettano entro la fine del 2015 un rafforzamento dello Yen rispetto ai livelli attuali nei confronti del Dollaro Americano. Secondo Yunosuke Ikeda, responsabile di ricerca di FX a Nomura Securities, l’andamento del Dollaro nei confronti dello Yen è andato ben oltre i livelli sostenuti dai fondamentali.