Archivio mensile:febbraio 2015

Il Giappone esce dalla fase di recessione

Nel corso del quarto trimestre del 2014 l’economia giapponese è riuscita a porre fine al periodo di recessione che da tempo affliggeva il Paese, anche se ad un ritmo più cauto rispetto a quanto previsto dagli analisti. Nonostante questo dato, l’economia nazionale, sotto la guida del primo ministro Shinzo Abe, nello stesso periodo ha fatto registrare una crescita del 2,2%, mentre quella trimestrale su base annua è cresciuta solamente dello 0,6% contro lo 0,9% pronosticato dagli economisti.

Analizzando i dati quindi, è possibile dire che l’economia del Giappone è sostanzialmente di nuovo in buono stato dopo la recessione tecnica dello scorso anno, anche se la domanda interna rimane comunque modesta e sembra sempre più difficile l’obiettivo posto dalla Banca del Giappone di concludere la deflazione in modo permanente. I fattori che hanno principalmente trainato la crescita sono stati i consumi privati, aumentati dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e che hanno contribuito nella misura dello 0,2% alla crescita totale, e le esportazioni, che sono aumentate del 2,7%, trainate dal progressivo indebolimento dello Yen. Il buon rialzo delle esportazioni è stato però controbilanciato da un aumento dell’1,3% delle importazioni, portando ad una crescita totale dello 0,2%.

Attualmente il governo giapponese sta affrontando una fase di stimolo senza precedenti, denominata “Abenomics” dal nome del primo ministro del Paese, che si pone come obiettivo il rilancio economico di tutto il territorio dopo oltre due decenni di sostanziale malessere. Questa crescita ha però subito un freno dopo la decisione dello stesso primo ministro di aumentare le imposte di consumo dal 5% all’8% nell’aprile del 2014 per tentare di affrontare e diminuire gli enormi deficit di bilancio del Giappone. Oltre alla riduzione dell’economia nel secondo e terzo trimestre del 2014, sempre nel secondo trimestre è stato registrato anche un calo del consumo privato del 5%, non ancora completamente recuperato.

I dati relativi alla produzione industriale inglese

Secondo i dati ufficiali rilasciati, la produzione industriale all’interno del Regno Unito nel mese di dicembre 2014 ha subito un calo dello 0,2%, in parte dovuto ai lavori di manutenzione effettuati sui giacimenti di petrolio e gas presenti nel Mare del Nord. Nonostante il dato negativo, è stato registrato che lo stesso settore, se paragonato all’anno precedente, è aumentato dell’1,7% e anche il mese di gennaio 2015 ha segnato una piccola crescita pari allo 0,1%, sfatando i pronostici degli economisti che prevedevano un ulteriore calo dello 0,1%. Secondo l’ufficio per le statistiche inglese (ONS), il settore della produzione legato a miniere e cave è stato uno di quelli colpiti più duramente, perdendo l’1,4% su base mensile, a cui hanno principalmente contribuito l’estrazione di petrolio e gas per gli interventi effettuati nel Mare del Nord nell’area di Huttington, i quali era stato previsto fossero terminati nel mese di novembre e in seguito prolungati sino alla fine dell’anno. Sempre secondo l’ONS anche gli effetti della sensibile diminuzione del prezzo del petrolio non si sono ancora manifestati sui dati relativi alla produzione ma, come sostenuto dal Dipartimento per l’Energia e il cambiamento climatico, sarà possibile verificarne gli effetti nel primo trimestre del 2015. A determinare il complessivo aumento del settore e a bilanciare i dati negativi ha principalmente contribuito la produzione manifatturiera, in particolare per quanto riguarda prodotti informatici, e la fabbricazione di apparecchiature aerospaziali e dei prodotti alimentari.

Le conseguenze della caduta del rublo sulla spesa del turismo russo in UK

Gli alberghi e gli esercizi commerciali del Regno Unito hanno visto calare drasticamente le proprie entrate in seguito alla svalutazione del Rublo nella misura del 28%. Secondo gli esperti analisti che hanno preso in esame il fenomeno, la caduta del Rublo è un chiaro segnale della diminuzione della capacità dei ricchi russi di viaggiare e spendere: una caduta pari al 50% della moneta nazionale significa infatti spendere in territorio straniero il doppio rispetto che in precedenza. La perdita per il territorio inglese è stata in parte colmata dalla crescente presenza di turismo proveniente da Hong Kong, aumentato del 9% rispetto all’anno precedente. Si tratta comunque di una perdita considerevole, tenuto conto del fatto che i russi rappresentavano una delle principali entrate legate al turismo tra tutti i territori extracomunitari, mentre ora si collocano ben oltre la top ten. Nonostante il fatto che i visitatori extra Unione Europea abbiano la possibilità di richiedere, per ogni importo superiore alle 30 Sterline, il rimborso dell’IVA semplicemente compilando un modulo, tra il 2013 e il 2014 la spesa complessiva è diminuita del 3%, anche se nel mese di dicembre si è registrata una crescita record dell’11%. Anche il turismo cinese, nello stesso mese di dicembre, è cresciuto del 20%, motivo per cui c’è la possibilità di evitare la tassa di lusso anche per loro, i quali rappresentano una risorsa molto importante per il Paese. Il Regno Unito rimane quindi un territorio molto interessante per clienti di ogni tipo e VisitBritain, ente incaricato della promozione turistica del Paese, prevede che avverrà un recupero pari al 4.5% della spesa, corrispondenti a circa 22.2 miliardi di sterline. Anche il rafforzamento della sterlina potrebbe frenare la crescita del Paese ma le agevolazioni nell’accesso per i ricchi visitatori cinesi dovrebbe mantener la situazione generale sostanzialmente inalterata.